Taverna gioca col doppio volto di Beethoven

(La Stampa) L’attacco del Quarto Concerto di Beethoven è sempre un pro­blema: è un «Allegro modera­to», ma in certi passi cantabi­li sembra un «Andante» e al­trove, per la vivacità dell’or­namentazione, sembra un «Allegro con brio». Insom­ma, è difficile imbroccare il tempo, anche se dovrebbe fissarlo il pianoforte che inco­mincia da solo; ma quella fra­se solitaria sembra una ri­flessione a parte, e quando attacca l’orchestra si ha sem­pre l’impressione che il tem­po acceleri: d’altra parte pro­prio questa elasticità è uno dei tratti più nuovi e originali di quell’opera meravigliosa.

Il pianista Alessandro Ta­verna ha colto bene il doppio volto dell’opera, la liricità del cantabile e l’aspetto brillante, quasi clavicembalistico nella profusione di scale e trilli; Ta­verna tende alla delicatezza fantastica, che è certo una ca­ratteristica del concerto (ma non la sola), ed è riuscito a mettere in luce passi espres­sivi di solito trascurati; qual­che timidezza nell’espandere il cantabile di fronte al rigore classico dell’orchestra guidata da Claus Peter Fior con generosità; dono raro per il bis, un’aria da una cantata di Bach trascritta per pianoforte la Egon Petri. Poi, a vele spie­gate nella Quarta Sinfonia di Bruckner: corni, trombe e tromboni una falange entu­siasmante, ma senza prevari­care, con una sonorità sem­pre fusa e armoniosa; Fior ha curato benissimo la dimen­sione spaziale della partitura, con i quattro corni che sem­bravano ogni volta provenire da brume lontane. Esecuzio­ne tutta di alta classe.

Giorgio Pestelli

ALESSANDRO TAVERNA IN CONCERTO ****
Auditorium Toscanini della Rai, Torino

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