FERRARA – Il corpus dei cinque concerti per pianoforte e orchestra e delle nove sonate per pianoforte, oltre a vari pezzi minori, testimonia l’impegno di Sergej Prokofiev per i tasti bianconeri. Tutti i più grandi pianisti si sono cimentati (e continuano a cimentarsi) nei concerti per pianoforte di Prokofiev, con assoluta predominanza – almeno nelle incisioni in disco e in video – per il terzo, quello in Do maggiore op.26 e il quinto, quello in Sol maggiore op.55.
Presentarli al pubblico tutti e cinque in un’unica serata (oltre ai due citati, anche il primo, in Re bemolle maggiore op.10; il secondo, in Sol minore op.16; e il quarto in Si bemolle maggiore op.53) è da temerari: non solo per l’impegno richiesto al pianista esecutore, ma anche per la “soglia di resistenza” di chi li sta ascoltando, perché trattasi complessivamente di 140-145 minuti di musica dove sono sperimentate, dal compositore, delle situazioni ritmiche quanto mai azzardate per l’epoca in cui vennero composti i concerti; e pochissime atmosfere liriche come sarebbero piaciute nei salotti e nelle sale del periodo romantico e tardoromantico.
A Ferrara, nel Teatro Abbado, l’azzardo se l’è sono assunto il pianista Alessandro Taverna insieme al direttore Marco Angius sul podio dell’Orchestra di Padova e del Veneto.
L’impaginato della serata ha mostrato la volontà di Angius e Taverna di progredire in crescendo d’intensità ed emozione, perché la sequenza non è stata cronologica come si è abituati per ogni “integrale” ma l’esecuzione è avvenuta in quest’ordine: Concerto n. 1; Concerto n. 4 (quello per la mano sinistra); Concerto n. 2; Concerto n. 5; e Concerto n.3.
E vediamo la storia succinta di questi lavori, prima di un giudizio sulla serata.
Prokof’iev presentò il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 (1911) suscitando attorno al suo nome un eccezionale interesse, nel bene e nel male, perché si tradusse in critiche che parlavano di “grossolanità”; e a proposito del compositore fu formulato un giudizio lapidario: «… musicista che pare abbia perso il senso della realtà.»
Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 (1913-1923) è una delle sue pagine più straordinarie e ardite. Composto inizialmente nel 1913, il manoscritto originale fu distrutto durante la Rivoluzione sovietica, e il compositore lo riscrisse nel 1923, trasformandolo in un’opera ancora più virtuosistica. La nuova versione fu eseguita per la prima volta a Parigi nello stesso anno, suscitando scalpore per la complessità tecnica e per il linguaggio innovativo.
Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 (1911-1921) è caratterizzato da un sottile equilibrio tra fantasia e poesia, fra una scrittura pianistica che si svolge in una zona di alto virtuosismo e un accompagnamento orchestrale pieno di vivacità e colore.
Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 (1931) fu composto su commissione del pianista austriaco Paul Wittgenstein, che poi si rifiutò di eseguirlo per la complessità dell’ordito: si tratta infatti di un’opera singolare, essendo stato scritto per la sola mano sinistra. Il lavoro rimase quindi inedito fino alla sua prima esecuzione postuma, avvenuta nel 1956 con Siegfried Rapp alla tastiera. Nonostante il suo scarso successo iniziale, è oggi riconosciuto come un lavoro di grande valore.
Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 (1932) rappresenta un’opera di straordinaria varietà stilistica, capace di fondere il rigore formale con un’esuberanza ritmica e timbrica di grande impatto.
L’esecuzione ferrarese dell’integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Prokofiev ha richiamato a teatro un buon numero di spettatori, senza registrare comunque il tutto esaurito.

L’intesa fra Marco Angius e Alessandro Taverna era risaputa (li lega una forte amicizia) e non c’è dubbio che il “conductor in pectore” sia stato il pianista, ben assecondato da un Angius in buona forma; e da un Orchestra di Padova e del Veneto veramente brava, ben sicura sotto la bacchetta (e sotto le mani, nei radi momenti lirici delle partiture) del direttore.
Così la serata si è conclusa con quattro o cinque chiamate al proscenio per Alessandro Taverna, da parte di un pubblico che non smetteva di applaudire fino ad ottenere un bis, una Toccata funambolica sciorinata lì senza annunciarne il titolo. E comunque… tutti contenti i “resistenti”.
(la recensione si riferisce al concerto di lunedì 27 ottobre 2025)
Athos Tromboni
La violinista Francesca Dego, el clarinetista Alessandro Carbonare y el pianista Alessandro Taverna inauguran en el claustro de la Catedral la sección Marcos Históricos del 75 @FestSantander
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Marcos Históricos del 75 Festival: La violinista Francesca Dego, el clarinetista Alessandro Carbonare y el pianista Alessandro Taverna, en el claustro de la Catedral
Strauss & Korngold: little known works by well-known composers in passionate performances from Francesca Dego & Alessandro Taverna at Conway Hall. My concert review:
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